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Le maschere veneziane

Venezia è la città delle maschere, chi la visita non più fare ameno di perdersi tra i negozi e le botteghe che espongono questi eleganti oggetti di bellezza che ammaliano con il loro fascino, e raccontano la storia dei questa magica città.

Queste bellissime maschere, famose in tutto il mondo hanno una loro storia che le vede protagoniste sin dal 1271, quando già esisteva una scuola dei "maschereri".

I veneziani erano soliti indossarle in diverse occasioni, non solo a Carnevale, venivano portate anche nei giorni normali, gli uomini le portavano per andare a gioca al casinò e non farsi riconoscere dai creditori, oppure per non essere riconosciuti se erano in compagnia di altre donne che non fossero mogli o fidanzate. Le donne indossavano la maschera, oltre che per non farsi riconoscere, anche per bellezza.

All'epoca la maschera veniva utilizzata per nascondere la propria identità nelle situazioni più scomode, e questo espediente era così diffuso tra i veneziani, che nel 1600 il governo di Venezia decise di regolamentarne l'uso, permettendo di indossarle solo a carnevale, proibendone l'uso ai frequentatori di casini e alle prostitute.

LA BAUTA

Una tra le maschere più antiche e tipiche di Venezia, era sia ad uso maschile che femminile; le donne sposate erano obbligate ad indossarla per andare a teatro. La Bauta serviva a nascondere l'identità di chi la indossava, grazie alla sua conformazione, permetteva di camuffare anche la voce, e di banchettare senza mai toglierla, così da mantenere sempre l'anonimato. La marchesa era bianca ed era composta da un velo nero, detto tabarro che, a seconda delle occasioni poteva essere bianco, rosso o turchese.

LA MORETA

Questa maschera di uso prettamente femminile, vede le sue origini in Francia, dove le dame la utilizzavano per far visita alle monache.

Si diffuse a Venezia dove venne molto apprezzata, poiché di forma ovale e rivestita di velluto nero, risultava particolarmente elegante.

LA GNAGA

Era una maschera molto semplice, che copriva gli occhi ed il naso, e veniva accompagnata da un abbigliamento femminile.

Veniva indossata principalmente da giovani che volevano imitare le donne, involgarendo i loro modi. Spesso chi si vestiva da Gnaga, lo faceva per nascondere la propria omosessualità.

PANTALEONE

E' la maschera più conosciuta a Venezia, e rappresenta un vecchio mercante, che nonostante l'età non perde il suo brio, e manifesta sempre un ottimo fiuto per gli affari e per le belle donzelle.

Come è possibile vedere nei dipinti di autori veneziani, la maschera si caratterizza per lunga zimarra nera che copre una calzamaglia rossa.

BRIGHELLA

E' una maschera bergamasca, rappresenta il servo furbo, che si adatta a mille lavori e non perde occasione per ingannare il suo signore.

Furbo e senza scrupoli, Brighella è un bugiardo che, insieme ad Arlecchino, nella commedia dell'arte rappresenta i vizi e le virtù dei servitori.

Il MATTACINO

Rappresenta un pagliaccio, vestito di bianco e nero e con un cappello di piume, che usava lanciare uova profumate "ovi profuma" per le vie della città.

Intorno alla figura del Mattacino, sorse un vero e proprio mercato con centinaia di venditori di queste uova odorose.

IL DOTTORE

Questa maschera di origini bolognesi, rappresenta un medico borioso, che all'occorrenza diventa anche giudice a avvocato, un personaggio saccente che sa solo chiacchierare.

Il costume è formato da un lugno abito di colore nero con colletto bianco.

COLOMBINA

Rappresenta una giovane ragazza dai modi leggeri e maliziosi, e una maschera comica molto famosa.

E' anche conosciuta con i nomi: Arlecchina, Camilla, Ricciolina, Corallina, e Lisetta. La maschera si compone di un abito formato da numerose toppe colorate, simile a quello di Arlecchino.

ARLECCHINO

Di origine bergamasca, rappresenta l'opposto di brighella, è un servo sciocco e credulone. Eterno spasimante di Colombina, oltre al suo caratteristico costume formato da toppe colorate, ha sempre con se una spatola di legno, il "batocio". Questa maschera è stata resa famosa dalla più celebre commedia di Carlo Goldoni: "Arlecchino, Servitore di due padroni".